Introduzione

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L’acronimo IFFI sta per Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia: si tratta di un progetto nato, in seguito all’evento di Sarno e sulla base della normativa ex dl 180/98, con lo scopo di fornire un quadro omogeneo della distribuzione dei fenomeni franosi sull’intero territorio nazionale, che, basandosi su valutazioni di carattere geomorfologico, possa essere funzionale alla valutazione della pericolosità da frana e quindi del rischio ad essa associata. Il fine operativo del progetto è indirizzato a:

  • la pianificazione territoriale
  • la programmazione degli interventi di difesa del suolo
  • la definzione di scenari d’evento in ambito di protezione civile

In accordo con l’atto di indirizzo e coordiamento per l’individuazione dei criteri relativi agli adempimenti ex Dl180/98 (DPCM 29.09.98) per il bacino dell’Arno i dati del progetto IFFI sono la base conoscitiva della “Perimetrazione delle aree con pericolosità da frana derivante dall’inventario dei fenomeni franosi – Livello di dettaglio in scala 1:10.000” del Piano di bacino, stralcio “Assetto Idrogeologico” – PAI (art.9 delle Norme di Attuazione, DPCM 06/05/2005). L’adeguamento tra strumenti di governo del territorio a livello comunale e PAI, previsto dalla normativa vigente (artt. 27 e 32 delle citate Norme), è quindi fonte di un aggiornamento dinamico e continuo dell’Inventario, questo, a sua volta, è la base per la verifica delle proposte  di aggiornamento del PAI avanzate dalle stesse amministrazioni locali.

I dati della banca dati IFFI sono l’elemento fondante alla base della perimetrazione della pericolosità da frana del PAI (scala di dettaglio 1:10.000), per tutto il procedimento di modifica alla cartografia della pericolosità PAI  è dunque importante conoscere nel dettaglio la metodologia applicata per la redazione dell’IFFI e quindi della pericolosità facendo riferimento alla sezione dedicata.

Il progetto IFFI a livello nazionale, finanziato con fondi ex L. 183/89, è stato attuato tramite al stipula di convenzioni tra l’ex Servizio Geologico Nazionale (poi APAT, ora ISPRA), le Regioni e le provincie autonome. Nella realizzazione del progetto sono state coinvolte Università, il SINANet, (rete del Sistema Informativo Nazionale Ambientale)  e enti di ricerca locali.

Nel territorio del bacino del fiume Arno, in seguito all’esperienza del Piano Straordinario ex Dl 180/98 e del procedimento di osservazione al progetto di Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico (PAI),  l’Autorità di bacino nel maggio 2002 ha stipulato una convenzione con la Regione Toscana per regolare le attività di raccolta dei dati dell’inventario dei fenomeni franosi italiani nel bacino: tramite tale convenzione, l’Autorità di bacino si è impegnata ad eseguire il censimento dei dissesti franosi nel bacino secondo le specifiche proprie del progetto IFFI, producendo le necessarie informazioni alfanumeriche e geografiche. La Regione si impegnava invece a rendere disponibili i propri dati archiviati nell’ambito del progetto CARG, o di altre attività concernenti la problematica dei dissesti da fenomeni franosi.

Questa collaborazione si concretizza nell’arco temporale più recente in una proficua collaborazione tra gli enti sopra citati, con il coinvolgimento del  consorzio LaMMA, che mira a armonizzare i progetti inerenti il rischio idrogeologico e a fornire il necessario supporto alle azioni di pianificazione degli enti locali (provincie, comuni), per le rispettive competenze.

L’attività dell’Autorità di bacino è svolta esclusivamente con risorse interne e rientra tra le attività istituzionali dell’Ente.

La banca dati IFFI per tutto il bacino dell’Arno è aggiornata al gennaio 2018 ed è disponibile tramite l’area download.

Da Frane

Il progetto IFFI nel bacino del fiume Arno