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Finalità

Finalità del Piano stralcio “Bilancio Idrico”

Il percorso avviato dall’Autorità di bacino del fiume Arno, che trova la sua sintesi nel presente documento, è iniziato a metà degli anni novanta, quando, sulla base dei criteri ed indicazioni contenuti in specifici atti normativi (d. lgs. n. 275/93, legge n. 36/94, dpcm 4 marzo 1994) è stato redatto un bilancio relativo alle acque superficiali e sotterranee, per così dire, di prima generazione, bilancio in cui i deflussi derivavano da elaborazioni condotte in corrispondenza delle stazioni di misura dei deflussi e da tecniche di regionalizzazione in tratti non direttamente monitorati e in cui gli utilizzi erano inseriti, con specifiche leggi d’uso, così come derivanti da un censimento delle grandi e piccole derivazioni idriche e degli scarichi, completato nel 1996 su incarico della stessa Autorità.

Tale lavoro costituisce in buona misura il quadro conoscitivo e gestionale del piano stralcio “Qualità delle Acque” (d.p.c.m. 31 marzo 1999), nonché il contenuto di uno specifico Quaderno (quaderno n. 10) edito dall’Autorità.

Il presente lavoro, oltre ad avvalersi di un quadro conoscitivo di settore decisamente più affinato rispetto alle precedenti elaborazioni, si ricorda in particolare il quadro degli usi delle acque aggiornato al 2006/7, si basa su un quadro normativo innovato dalla direttiva comunitaria 2000/60, dal d.lgs. n. 152/2000 e dal DM 28 luglio 2004, che detta linee guida per definizione del bilancio idrico e del DMV, ma soprattutto nasce come uno strumento che si prefigge, tra i suoi obiettivi, la possibilità di dare indicazioni pianificatorie per vari scenari, sia attuali che futuri, dipendenti dalle numerosi variabili che governano l’equazione del bilancio, con particolare riferimento ai cambiamenti climatici.

Ciò ha portato alla messa a punto di un modello numerico di tipo distribuito, che consente un’ampia valutazione di scenario, tenendo conto della dinamica del clima, oltreché dell’evoluzione territoriale, degli ecosistemi e delle pressioni antropiche. Il modello è stato realizzato dall’Autorità di bacino, a partire da progetti comuni di ricerca con importanti istituzioni universitarie ed il CNR. È uno strumento che consente la rianalisi di situazioni storiche pregresse, le valutazioni correnti e le proiezioni future, anche di lungo periodo, sulla base di scenari climatici globali come, ad esempio, quelli proposti dall’IPCC.

Proprio nell’ottica di tenere conto degli scenari climatici in atto è stata fatta la scelta di alimentarlo con serie storiche di climatici ed idrometrici relativi al periodo 1993/2006, periodo in cui dall’esame delle serie completa dei dati monitorati, con particolare riferimento al Laboratorio Climatico relativo al bacino idrografico sotteso alla stazione di Subbiano, risulta evidente una variazione delle componenti climatiche.

La modellazione effettuata consente la definizione del bilancio in tutti i 60.000 tratti in cui è suddiviso il reticolo superficiale alla scala temporale giornaliera.

Il modello è inoltre organizzato come un modello completo relativamente al ciclo delle acque fornendo anche il bilancio delle acque sotterranee, che, in funzione delle caratteristiche degli acquiferi significativi del bacino, propedeuticamente individuati e caratterizzati geometricamente, si è ritenuto dettagliare ulteriormente, individuando modelli concettuali propri per ciascun acquifero.

Una volta definite e concluse le elaborazione tecniche, ottenendo una mole infinita di numeri, è stato necessario individuare la scala di restituzione del lavoro prodotto, sia temporale che spaziale.

Si è cercato un compromesso accettabile tra la necessità di avere un dato di sintetico che consentisse una gestione snella e trasparente dei dati prodotti e che nel contempo tempo contenesse tutte le informazioni necessarie per una corretta valutazione e gestione delle problematiche.

Si è proceduto quindi ad una sintesi spaziale del dato, individuando, per quanto riguarda il reticolo superficiale, 44 sezioni idriche poste sull’asta principale e sugli affluenti, ritenute significative per le porzioni di bacino sottese e tali che il reticolo individuato contiene al suo interno tutti i tratti significativi del Piano di Tutela.

In tali sezioni sono state individuate le criticità, che anche su indicazione del Piano di Tutela delle acque, risultano funzione dei giorni in cui la portata, desunta dalla curva di durata relativa ai quattro mesi estivi, periodo in cui, in funzione delle caratteristiche ideologiche del bacino e degli usi in atto si hanno i valori di deflusso minori, risulta inferiore al dmv, precedentemente individuato.

Per quanto riguarda le acque sotterranee il bilancio è stato redatto per gli acquiferi alluvionali individuati come significativi, significatività dovuta sia alla capacità propria del corpo idrico sia all’utilizzo in atto dello stesso, con elaborazioni anche in questo caso basate sull’anno medio relativo ai dati climatici dell’ultimo quindicennio.

Le criticità, anche in questo caso in ottemperanza alle indicazioni del Piano di Tutela, sono funzione in prima istanza alle condizioni di bilancio a livello di acquifero. Come ulteriore dettaglio, all’interno di ciascun corpo idrico sono state individuate zone caratterizzate da diversi livelli di stress in funzione della ricarica specifica, della trasmissività e dei prelievi in atto, opportunamente spazializzati.

Seguono quindi le linee di pianificazione delle azioni volte ad una gestione sostenibile della risorsa, di carattere generale e puntuale, rivolte in prima istanza agli Enti preposti alla gestione della risorsa idrica ma, anche ai fini di fornire un elemento informativo e di trasparenza nella azione amministrativa esplicata tramite il parere di competenza sulle piccole e grandi concessioni idriche, in generale a tutti gli utenti della risorsa idrica.